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Alunno non udente : l’intera classe impara il linguaggio dei segni per non farlo sentire escluso

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Tutti ci ricordiamo la maestra o le maestre che abbiamo avuto alle elementari.

Per molti di noi la persona che ci ha insegnato a leggere, a scrivere e a far di conto è stata una delle figure fondamentali della nostra esistenza, una persona che molto spesso ricordiamo ancora con affetto e tenerezza anche se sono passati decenni da quando andavamo a scuola col grembiulino.

È chiaro che imbattersi in una brava maestra (o in un bravo maestro) alle elementari è una gran fortuna. Avere una grande maestra, ancora di più.

È quello che è successo agli alunni di una scuola elementare bosniaca. La loro maestra si chiama Sanela Ljumanovic e quando nella classe è arrivato il piccolo Zejd, che è sordo-muto, non si è persa d’animo.

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La sfida, per lei come persona e per lei come insegnante, era di quelle difficili, ma Sanela l’ha affrontata con coraggio e determinazione. Bisognava accogliere Zejd nel miglior modo possibile, fare sì che non si sentisse escluso e che si integrasse coi suoi compagni di classe.

Sì, ma come? La maestra ci ha pensato un po’ su e dopo un po’ la soluzione si è presentata da sola, si può dire: sarebbe stato sufficiente imparare la lingua dei sordi.

E la maestra Sanela lo ha fatto, con impegno e con ottimi risultati. Dopo pochi mesi, infatti, è stata in grado di “parlare” con Zejd senza problemi.

Ma naturalmente, da brava insegnante qual è, si è anche resa conto che riuscire a parlare con Zejd non sarebbe bastato, se il resto della classe non era in grado di farlo. Beh, a questo punto potete immaginare quello che è successo.

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Sanela Ljumanovic ha deciso che fatto trenta, si poteva benissimo fare trentuno e così si è messa giù di buzzo buono a insegnare la lingua dei segni al resto dei bambini.

Con gran successo, va detto.

E ottenendo un doppio risultato: insegnare qualcosa di utile ai bambini e abituarli a non spaventarsi delle persone disabili. Adesso per loro Zejd è solo un compagno come un altro.

Si spera che molti di loro si portino dietro per il resto della vita questa importantissima lezione di umanità e tolleranza.


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